Dopo il lungo inverno, siamo tutti in attesa della primavera. La vediamo come una liberazione: dal buio, dal freddo, dai vestiti pesanti... ma poi arriva e invece di sentirci frizzanti e pieni di energia ci ritroviamo apatici e stanchi senza sapere bene perché. Sembra quasi che il nostro organismo trovi difficoltà a sincronizzarsi con i ritmi dell’ambiente esterno, e spesso non sappiamo neppure come affrontare questa spossatezza primaverile.
E possibile che alla base ci sia uno stato di ipotensione (bassa pressione arteriosa), oppure una anemia da carenza di ferro o di vitamina B12 o di acido folico, o altre cause ancora, che il medico potrà identificare caso per caso. Ma con il cambio di stagione è molto probabile che la stanchezza che molti di noi avvertono non sia dovuta a un disturbo da curare, ma sia semplicemente la risposta del nostro corpo alla natura che si modifica.
L’adattamento affatica il fisico
È ormai dimostrato che esiste uno stretto legame tra condizioni meteorologiche e processi fisiologici. E che ogni volta che il nostro organismo si trova a fare i conti con brusche variazioni di temperatura, pressione o luce, debba fare uno sforzo di adattamento che in alcuni individui risulta più faticoso che in altri. Così, si abbassano le difese e, se non lo si aiuta, il nostro corpo rimane più suscettibile e ci si ammala.
Un processo questo, del tutto normale e fisiologico, visto che i nostri ritmi biologici sono strettamente legati e determinati da un orologio interno, che è regolato dalle cadenze di alcuni stimoli ambientali quali l’alternanza di luce e buio o di caldo e freddo.
Ma che cosa c’è, in primavera, che mette alla prova le nostre energie? Sembra strano, ma sono il tepore e la luce: proprio quello che aspettavamo da mesi... Vediamo come mai.
Il caldo improvviso spossa
Quando il nostro corpo abituato alle rigide temperature invernali si trova in un ambiente costantemente più caldo deve attivare tutti quei meccanismi che lo aiutano a smaltire meglio e più in fretta il calore prodotto con le normali attività, in particolare se ci si muove molto. E questo gli costa fatica. Cosicché calano le energie.
Possiamo aiutarlo in questo adattamento scoprendoci quanto basta. Compito, anche questo, non facilissimo in primavera poiché sappiamo che le temperature non sono ancora molto stabili. Un buon metodo è quello di optare per indumenti di cotone, piuttosto che di lana, vestendosi a strati, in modo da far fronte alla variabilità insita nella stagione.
La luce... pure!
Ma la temperatura non è il solo parametro da considerare. Infatti anche la luce gioca un ruolo di primo piano, anzi, forse quello maggiormente influente, poiché agisce sia sul nostro cervello sia sul nostro stile di vita. Da un lato, infatti, il prolungamento delle ore di chiaro induce modificazioni nel ritmo sonno-veglia e nella secrezione di vari ormoni, compreso il cortisolo; e questo influenza, tra l’altro, il sistema immunitario oltre che l’umore. Dall’altro lato, se in inverno tendenzialmente la nostra giornata si conclude nel tardo pomeriggio, quando c’è già buio, in primavera tendiamo inevitabilmente ad allungare la nostra giornata, a fare di più e questo, soprattutto all’inizio, contribuisce a farci sentire più stanchi.
E c’è chi si deprime
Ma non è tutto. Se in linea generale tutte le modificazioni fisiologiche che la primavera e in particolare il prolungamento delle ore di luce inducono fanno bene all’umore, alcune persone sopportano male i cambiamenti di stagione e c’è addirittura chi soffre tali cambiamenti in modo così pronunciato da cadere in depressione. Una depressione clinicamente riconosciuta, chiamata depressione stagionale (o SAD, dall’inglese Seasonal affective disorder), che si manifesta con una sonnolenza eccessiva, perdita di piacere, rallentamento psicomotorio, scarsa concentrazione.